Antonio Ligabue, che abbiamo già parzialmente conosciuto parlando del Nebbiolo di Teo Costa, in quanto presente su alcune delle sue etichette più prestigiose, è stato un pittore e scultore italiano.
Nacque a Zurigo nel 1889 da Maria Elisabetta Costa, dalla quale prese il cognome, venendo registrato all’anagrafe come Antonio Costa. Quando la madre si sposò con Bonfiglio Laccabue, quest’ultimo adottò formalmente Antonio dandogli quindi il suo cognome; tale cognome venne poi modificato in Ligabue dal pittore stesso, probabilmente a causa dell’astio che provava verso il patrigno.
La vita di Antonio fu caratterizzata da grandi disagi: oltre al rachitismo ed al gozzo, di cui soffriva, l’artista fu costretto, a causa della situazione economica precaria della famiglia, a continui spostamenti ed al cambiamento di varie scuole, finchè venne affidato ad una coppia senza figli, alla morte della madre e dei tre fratelli. Per la tragica perdita, causata da un’intossicazione alimentare, Antonio Ligabue accusò sempre il patrigno.
Tali difficoltà contribuirono alla compromissione dell’equilibrio psichico dell’artista. L’età adulta fu caratterizzata da una vita per lo più nomade, violente crisi nervose ed un’aggressione alla madre adottiva, che gli costò l’espulsione dalla Svizzera, dove viveva.
Arrivato in Italia lavorò saltuariamente come bracciante ma, con l’aiuto di Renato Marino Mazzacurati, scultore e pittore, imparò l’uso dei colori ad olio, iniziando così il periodo più prolifico della sua vita.
Sebbene Ligabue continuò sempre ad essere vittima di violenti attacchi nervosi e autolesionistici, con la pittura iniziò ad interessare i critici del tempo: le sue opere descrivevano i sentimenti e le sensazioni che affollavano la sua mente. Tra i vari soggetti, l’artista predilige dipingere animali, sia domestici che esotici, attingendo alla sua eccezionale memoria visiva. A partire dagli anni Quaranta, Antonio Ligabue, si cimentò negli autoritratti; essi si presentano quasi sempre con il soggetto a mezzo busto, in posizione frontale, con il volto girato a sinistra e lo sguardo rivolto a destra. Uno di questi ritratti lo ritroviamo sull’etichetta del Nebbiolo Ligabue. Con il passare degli anni, le pennellate divennero più corpose ed i colori più vividi, con le immagini che sembrano quasi uscire dallo sfondo retrostante.
